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Il problema della provenienza della popolazione amerindia è ancora una questione aperta. I tentativi di definire l'albero migratorio dell'uomo dalla sua comparsa sulla terra a oggi da comunque e sempre risultati altamenti ipotetici, poiché le ricostruzioni genetiche e linguistiche sono poco compatibili tra di loro, mentre le investigazioni sulle diverse culture sono pari a cercare il classico ago nel pagliaio.
Attualmente, in base alle ricerche di Cavalli Sforza e collaboratori, si suppone che i primi umani siano arrivati nel continente intorno a 40 mila anni fa dall'Asia attraverso lo stretto di Bering, via mare.
Il modello precedente, il cosiddetto modello Clovis, invece individuava tre ondate migratorie avvenute circa 12 mila anni fa, dall'Asia attraverso le terre emerse dello stretto di Bering, la Beringia. Questa ipotesi è stata contestata per il ritrovamento di scheletri con il cranio dai tratti caucasoidi e a molte altre ricerche archeologiche, linguistiche e di biologia molecolare. Una prova a riguardo, è stata pubblicata su Nature nel settembre 2003[1]: grazie al ritrovamento di 33 crani nella bassa California, si è potuto ipotizzare che vi erano paleo-americani imparentati con le popolazioni dell'Asia meridionale e non con le popolazioni della Siberia. Un'altra prova è emersa nel luglio 2005, quando è stato reso noto il ritrovamento di un'impronta fossile in Messico risalente a circa 40 mila anni fa.
Alcuni studiosi sostengono invece la migrazione dall'Oceania (attraverso l'Antartide?) in un periodo di ghiacci; altri propongono un flusso migratorio dal Pacifico per mare; altri ancora vedono un possibile approdo dall'Europa attraversando l'Oceano Atlantico a Nord.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Pellerossa#Storia_del_popolamento_americano
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